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Grande carisma, lottatore dentro e fuori il campo.
Da buon napoletano qual è non esita a rimediare cartellini, spesso per
difendere i compagni dalle provocazioni, nelle quali a volte cade.
Classe
’79, cresce calcisticamente nelle giovanili della Salernitana,
esordendo a Rimini nella stagione 1998-1999. Ruolo da titolare,
ventinove partite giocate in C2. Niente male per un diciannovenne.
L’anno successivo passa al Mantova, stessa categoria, sempre da
titolare però. Dodici apparizioni, media goal subiti superiore
all’unità, tredici complessivamente.
A Gennaio il salto in C1, importante. La squadra a scommettere su di
lui è la Lucchese. Il mister lo vede esclusivamente da buon secondo,
soltanto cinque gettoni di presenza.
Seguono
le due stagioni all’Avellino, club nel quale, pur non avendo giocato
molto, ha la sua consacrazione. Ventidue partite in due anni, quindi
reti subite.
Da lì in avanti il miglior portiere della C1, prima
a Pistoia, poi ad Acireale. Ben cinquantanove apparizioni in due
campionati.
Arriva quindi il passaggio al Catania, in serie B. Pantanelli lo copre,
più esperienza e completezza. Resta nella città etnea per quasi tre
anni, giocando pochissimo, nonostante in allenamento i miglioramenti
fossero notevoli.
A
Gennaio 2007 la possibilità di tornare in B, in prestito e da titolare.
Polito accetta l’offerta del Pescara, disputando al meglio le
diciassette partite giocate, subendo tuttavia venticinque reti. Colpa
del reparto difensivo più che sua.
Le ottime prestazioni, anche con
squadre importanti come la Juventus, convincono Lo Monaco a tenerlo,
acquistando un altro compagno di reparto pari livello e con il quale
giocarsi, partita dopo partita, il posto da titolare.
Ora vuole andare via da Catania, alla società il compito di accontentarlo.
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