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E’ stato definito da molti giornalisti l’erede di
Gheorghe Hagi, una carriera fulminante e luminescente che in pochi anni
lo ha portato dalla seconda categoria rumena al titolo di miglior giocatore rumeno del 2006, finanche alla Champions League. Nicolae Dica, il suo talento da giocatore, il suo restare uomo semplice, anche quando si è la “Steaua” di Bucarest.
Amato ed odiato, prima talismano, poi cacciato via dai tifosi che dagli spalti gridano “Fuori Dica, Fuori Dica”.
Il rapporto tra il numero 10 e la squadra di Bucarest era da tempo
destinato ad interrompersi, e quando alle normali ambizioni del
giocatore sono andate a sommarsi le intemperanze della folla, è stata
rottura. Su di lui tanti club, Dynamo Mosca, Manchester City, Valencia,
a spuntarla è stata il Catania, allenato da una sua nemmeno troppo
vecchia conoscenza, Walter Zenga, che l’ha avuto con sé nella sua prima
stagione rumena, e l’ha voluto con sé nella sua prima esperienza
italiana.
Lo stesso giocatore aveva più volte dichiarato la sua volontà di giocare in un grande club europeo: "Vorrei giocare in un grande club europeo,
il mio sogno sarebbe in Spagna, perché ritengo che la Liga spagnola sia
la più adatta alle mie caratteristiche. Non sai mai quando
un’opportunità può arrivare. Sto bene alla Steaua, ma se qualcosa di
importante si affacciasse all’orizzonte sarei pronto a tuffarmi in una
nuova avventura.
Convocato agli
Europei di Austria e Svizzera 2008, dove la Romania è stata eliminata
nella fase a gironi, è sceso 3 volte in campo, tutte e tre le volte con
un obiettivo, fare un goal da dedicare a suo padre, scomparso 15 mesi fa,
un dolore al quale Dica non è ancora riuscito a trovare piena pace.
Quando parla del padre, racconta di una vita privata e calcistica
vissuta per renderlo orgoglioso; fu il suo mentore ed il suo manager,
colui che fin dai 10 anni credette nelle sue potenzialità e lo portò sotto le luci della ribalta.
Dal giorno della scomparsa aspetta il goal più importante della sua carriera, per dedicarglielo, con due dita verso il cielo, una per Dio, l’altra proprio per suo padre.
E’ stato la stella dello “Steaua”, ma in patria divide ad essere più popolare è Adrian Mutu,
questione di immagine mediatica, perché il giocatore della Fiorentina è
sempre sotto l’occhio delle telecamere, mentre Dica le evita, ed ai
festini preferisce la sua famiglia, composta dalla
moglie, Corina, conosciuto a 18 anni, e dal figlio, nato nel 2003,
Marco Ilie. Non fuma e non beve, della sua vita racconta poco: "Conduco
una vita normale. Mi sveglio alle 10 quasi ogni
mattina, gioco un po’ con mio figlio, poi mi siedo a pranzo, e se c’è
tempo mi prendo un’ora di riposo prima di andare all’allenamento. “Dopo
la partita, anche se i miei compagni vanno a divertirsi, io normalmente torno a casa,
per stare un po’ di tempo con la mia famiglia. Ho tre regole, che seguo
da quando sono piccolo, le regole che mio padre mi ha insegnato e che
io, adesso, provo ad insegnare a mio figlio, ovvero comportasi sempre bene, lavorare sempre duro ed avere tanta fiducia in sé stessi.
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